Vita tragicomica di una fuori sede
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Diari pisani


lunedì, 26 gennaio 2009
C'è un problema
Facebook, ore 0.44 di oggi.
Messaggio di posta:
"Ciao Cilidif ti ricordi di me? Facciamo una pizzata il 30, al Buco del mulo. Ci saranno anche le maestre! Vieni?"
Ora.
Il problema non è tanto il nome della pizzeria (realmente esistente, per altro).
Quanto il fatto che io non so chi sia il mittente.


cilidif | 00:19 | commenti
ad ventura




sabato, 24 gennaio 2009
Prestiti
Pisa, due giorni fa.
Biblioteca 1: entri, depositi la borsa, chiedi cosa ti serve, ti indicano dove prenderlo. Porti il libro al bancone, te lo segnano col lettore di codici a barre, firmi un foglio, poi ti stampano la ricevuta del prestito e puoi riprenderti la tua roba e andare via.
Biblioteca 2: entri e non trovi nessuno. Ti aggiri per gli scaffali cercandoti da sola il libro. Trovi la segnatura che cercavi, ma il libro è talmente vecchio che il titolo non si legge. Lo sfogli per accertarti che sia il tuo. E' il tuo. Lo prendi. Cerchi qualcuno a cui dire che hai appena sottratto un libro. Non trovi nessuno.
Scorgi un signore in una specie di sgabuzzino.
"Scusi, ho preso un libro, devo segnarlo?"
"No guardi, o lo va a registrare in biblioteca 1 oppure lo riporta entro domani mattina".
E poi si lamentano che gli spariscono i dizionari da 150 euro.


cilidif | 13:50 | commenti
libri, ad ventura




Le Rouge et le Noir, seconda parte
Rieccoci dunque nel sereno seminario di Besancon con l'onesto Julien Sorel, che si trova lì per seguire la propria mistica vocazione.
Julien si fa subito notare dal locale gruppetto di bulli e di raccomandati, nonché di professori baroni - come in ogni università che si rispetti - per la sua bravura e intelligenza. L'unico che gli è amico è un ex bracciante agricolo. Il nostro protagonista cercherà in ogni modo di emergere dalla massa in toga nera, con atti di eroismo da Campagna di Russia, tipo arrampicarsi a 50 metri d'altezza su un tendaggio per appenderci delle decorazioni (per altro molto kitsch) in vista della visita Pastorale. Inoltre sbandiererà ai quattro venti la sua incredibile memoria biblica e questo lo farà sospettare di protestantesimo. Julien entra nelle grazie del preside, il giansenista abate Pirard, mentre tutto il resto del mondo lo odia.
L'abate Pirard viene praticamente costretto a dimettersi.
Julien persevera nella sua boria finché non capisce - ormai troppo tardi - che quello non è il posto giusto per farsi notare o per essere intelligenti e/o ambiziosi. Così si fa chiamare a Parigi dal suo ex preside, che lo introduce in casa di un tizio mingherlino e biondiccio ma molto ricco e particolarmente potente, che ha una figlia biondiccia come lui e ancora più volitiva, di nome Matilde de La Mole.
Matilde nutre una patologica ammirazione per un tizio che si fece tagliare la testa nel XV secolo, una sorta di capostipite della sua casata. L'amante di questo Boniface seppellì di persona la testa dell'innamorato, che non è per altro chiaro perché fu tagliata. Non che Stendhal non lo spieghi, ma a me è parsa una spiegazione confusa.
Dunque Matilde desidera solo poter eguagliare o Boniface o la sua amante.
Si getta dunque alla conquista del ribelle pretino Sorel che fa da segretario a suo padre.
Julien odia Matilde.
Julien guadagna sempre più credito presso la famiglia e viene inviato per missioni diplomatiche in Inghilterra e in Germania.
Julien decide di amare Matilde.
Dopo infinite serie di incontri in giardino, dove il tocco di un braccio genera un'ansia da amplesso proibito, si scopre che Matilde è incinta di Julien.
E ti chiedi per mezzora quando mai sia potuto accadere un fatto del genere.
Dopo aver ponderato il matrimonio segreto e la fuga, Matilde confessa tutto al padre.
Il padre spedisce Julien a fare il tenente degli Ussari (raccomandandolo spudoratamente).
Julien parte per il reggimento e pur non essendo mai stato neanche sottotenente, diventa il tenente più ammirato della legione.
E qui rientra in scena la signora De Renal.
Che scrive una lettera dettata dal suo confessore, in cui rivela i maneggi di Julien per conquistare lei e lo status sociale.
Matilde riceve la lettera e richiama Julien a Parigi.
Julien la saluta e parte per Verrieres dove spara a m.me De Renal.
Che non muore.
Julien però pensa di averla uccisa e passa felicissime settimane in carcere attendendo la morte gloriosa.
Poi la sua vittima lo va a trovare e lui si innamora di nuovo, mentre Matilde cerca di corrompere la giuria del processo.
Julien viene definitivamente condannato alla ghigliottina nonostante i bigliettoni profusi da Matilde.
Matilde seppellisce la testa di Julien in una grotta sperduta e la signora De Renal muore un paio di giorni dopo, vai a capire perché.
Fine.


cilidif | 13:45 | commenti
libri, esami, acta scholastica




giovedì, 22 gennaio 2009
Già che passavo di qua
Visto che oramai l'esame l'ho dato, domani vi racconto come va a finire la simpatica e moderna vicenda di Julien Sorel.
Per ora vi basti sapere che:
- mi hanno rubato l'ombrello mentre venivo esaminata
- poi è saltata la luce a casa
- poi è finita l'acqua a casa
- poi mi si è staccata la tracolla della valigetta
Cilidif è fuggita di corsa da Pisa.


cilidif | 00:54 | commenti (1)
esami, ad ventura




venerdì, 16 gennaio 2009
Liuba
Leggere una poesia e spaventarsi perché ci sei dentro tu.

A Liuba che parte

Non il grillo ma il gatto
del focolare
or ti consiglia, splendido
lare della dispersa tua famiglia.
La casa che tu rechi
con te ravvolta, gabbia o cappelliera?
sovrasta i ciechi tempi come il flutto
arca leggera - e basta al tuo riscatto.




cilidif | 20:10 | commenti
cogito, brevia




venerdì, 09 gennaio 2009
Le Rouge et le Noir
Il figlio del falegname -ehm, commerciante di legname- di un paesino -ricca borgata- francese -sì, francese per davvero- decide di scalare la società imparando la Bibbia a memoria.
Lo istruisce un ex chirurgo militare che poi muore dopo aver trasformato il giovane Julien in un database vivente (tu gli citi l'inizio di un versetto e lui ti recita a memoria tutto il Pentateuco/Genesi/Vangelo di Luca...). Il piccolo prodigio è destinato alla toga, ma intanto nutre nel segreto spazio della sua anima l'ammirazione per il grande Generale Bonaparte, un altro che da biddaio còrso era poi diventato imperatore.
Dunque Julien non sa decidersi se si possa diventare più ricchi facendo il prete o il tenente e si chiede per tutto il romanzo quale delle due carriere sia più facile scalare.
Infatti egli divide la sua misera esistenza tra queste due aspirazioni, che lo porteranno come precettore a casa del sindaco di Verrieres. Ora, entriamo nell'ottica dell'istruzione post rivoluzionaria del XIX secolo: Julien entra in casa del sindaco e ammalia i suoi due bambini recitandogli la Bibbia in latino. Dopo questa commovente scenetta, viene assunto e può liberamente turlupinare la madre dei piccoli latinisti, che ha passato l'infanzia e l'adolescenza in convento e ha così potuto ricevere un'educazione assolutamente non gesuitica dal punto di vista morale e assolutamente eclettica dal punto di vista culturale.
Codesta santa donna ha letto così tanti romanzi in vita propria, da non farsi assolutamente un problema, riguardo all'andare in giro per mano col precettore dei suoi figli, né dall'aprirgli la porta ogni santa notte per liberarlo al sorgere del sole. L'anima pia di questa giovane cattolica viene turbata solo dall'insorgere di un temibile morbo nel figlioletto Stanislao Saverio (?): i trentasette punto cinque gradi di febbre che divorano il piccolo la fanno risvegliare dal torpore morale della propria ignoranza amorosa, ed ella si sente l'unica responsabile della malattia del piccolo, mandata da Dio per punirla del contatto tra le proprie nobili mani e quelle dell'intrigante precettore.
Una serie di lettere anonime funesta questo idilliaco quadro, mentre Julien fa la corte a un vescovo in cui vede se stesso in un prossimo, benevolo futuro. Il sindaco di Verrieres fa dell'opinione pubblica un'onta sull'onore della propria famiglia e per evitare qualsiasi contatto, vero o presunto, tra la moglie e l'istruito avanzo di fonderia, manda quest'ultimo, finalmente, in seminario.
To be continued.



cilidif | 16:44 | commenti (3)
libri, esami, acta scholastica




mercoledì, 07 gennaio 2009
Così per dire
Apro il 2009 sentendomi piacevolmente stronza, nell'atto di sbirciare le iscrizioni di gennaio all'esame di Letteratura Greca.
Che io ho già dato.
Dal quale mi sto or ora riprendendo.
Sarà la neve che copre rimorsi e vergogne.
Sarà che le cazzate che ho detto è meglio dimenticarsele.
Sarà che vaffanculo.
L'ho passato dignitosamente.
Sarà che forse ho più culo che anima (cit.).
Sarà, ma è troppo bello guardare chi si iscrive dopo di te.
Ciao a tutti, sono tornata.


cilidif | 01:52 | commenti (1)
esami, acta scholastica