Vita tragicomica di una fuori sede
*loading* Me... acta scholastica
adieu
ad ventura
amarcord
amici
arte
a sorpresa
brevia
cassonetti della storia
cibo
cogito
dottorcasa
esami
europei di calcio
familia
film
glottologia e linguistica
goliardia
hé politèia
holy sisters
il calcolatore
inclassificabili
indiya
in cucina con cilidif
lhc day
libri
musica
primi passi
riot
ritorno
scoperte
sogni
sonno
vacanze
vanity fair
verismo
vicine
vie ferrate
voicesofheaven .mau. in Una Tantum
cilidif in Dello scrivere la te...
IlNeurone in Dello scrivere la te...
IlNeurone in Tutte le volte
.mau. in Tutte le volte
HenryJr in Tutte le volte
IlNeurone in Persecuzioni .mau.
Bostoniano
Elastigirl
il Fight Club dell'Istruzione
Inquilina g
la Profe
Lea
Martymemole
mondnacht
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
luglio 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Template © SimmyLu, TemplateCorner
Graphic see 'extra credits' of TC.
Alerting: copiare o modificare questo template e/o parti di esso non è permesso senza autorizzazione perché protetto da Licenza Creativa.
Diari pisani


giovedì, 22 ottobre 2009
Teacher Man
 Scoprire con mesi di ritardo che l'estate si è portata via uno dei tuoi scrittori preferiti.









cilidif | 16:48 | commenti
libri




sabato, 24 gennaio 2009
Prestiti
Pisa, due giorni fa.
Biblioteca 1: entri, depositi la borsa, chiedi cosa ti serve, ti indicano dove prenderlo. Porti il libro al bancone, te lo segnano col lettore di codici a barre, firmi un foglio, poi ti stampano la ricevuta del prestito e puoi riprenderti la tua roba e andare via.
Biblioteca 2: entri e non trovi nessuno. Ti aggiri per gli scaffali cercandoti da sola il libro. Trovi la segnatura che cercavi, ma il libro è talmente vecchio che il titolo non si legge. Lo sfogli per accertarti che sia il tuo. E' il tuo. Lo prendi. Cerchi qualcuno a cui dire che hai appena sottratto un libro. Non trovi nessuno.
Scorgi un signore in una specie di sgabuzzino.
"Scusi, ho preso un libro, devo segnarlo?"
"No guardi, o lo va a registrare in biblioteca 1 oppure lo riporta entro domani mattina".
E poi si lamentano che gli spariscono i dizionari da 150 euro.


cilidif | 13:50 | commenti
libri, ad ventura




Le Rouge et le Noir, seconda parte
Rieccoci dunque nel sereno seminario di Besancon con l'onesto Julien Sorel, che si trova lì per seguire la propria mistica vocazione.
Julien si fa subito notare dal locale gruppetto di bulli e di raccomandati, nonché di professori baroni - come in ogni università che si rispetti - per la sua bravura e intelligenza. L'unico che gli è amico è un ex bracciante agricolo. Il nostro protagonista cercherà in ogni modo di emergere dalla massa in toga nera, con atti di eroismo da Campagna di Russia, tipo arrampicarsi a 50 metri d'altezza su un tendaggio per appenderci delle decorazioni (per altro molto kitsch) in vista della visita Pastorale. Inoltre sbandiererà ai quattro venti la sua incredibile memoria biblica e questo lo farà sospettare di protestantesimo. Julien entra nelle grazie del preside, il giansenista abate Pirard, mentre tutto il resto del mondo lo odia.
L'abate Pirard viene praticamente costretto a dimettersi.
Julien persevera nella sua boria finché non capisce - ormai troppo tardi - che quello non è il posto giusto per farsi notare o per essere intelligenti e/o ambiziosi. Così si fa chiamare a Parigi dal suo ex preside, che lo introduce in casa di un tizio mingherlino e biondiccio ma molto ricco e particolarmente potente, che ha una figlia biondiccia come lui e ancora più volitiva, di nome Matilde de La Mole.
Matilde nutre una patologica ammirazione per un tizio che si fece tagliare la testa nel XV secolo, una sorta di capostipite della sua casata. L'amante di questo Boniface seppellì di persona la testa dell'innamorato, che non è per altro chiaro perché fu tagliata. Non che Stendhal non lo spieghi, ma a me è parsa una spiegazione confusa.
Dunque Matilde desidera solo poter eguagliare o Boniface o la sua amante.
Si getta dunque alla conquista del ribelle pretino Sorel che fa da segretario a suo padre.
Julien odia Matilde.
Julien guadagna sempre più credito presso la famiglia e viene inviato per missioni diplomatiche in Inghilterra e in Germania.
Julien decide di amare Matilde.
Dopo infinite serie di incontri in giardino, dove il tocco di un braccio genera un'ansia da amplesso proibito, si scopre che Matilde è incinta di Julien.
E ti chiedi per mezzora quando mai sia potuto accadere un fatto del genere.
Dopo aver ponderato il matrimonio segreto e la fuga, Matilde confessa tutto al padre.
Il padre spedisce Julien a fare il tenente degli Ussari (raccomandandolo spudoratamente).
Julien parte per il reggimento e pur non essendo mai stato neanche sottotenente, diventa il tenente più ammirato della legione.
E qui rientra in scena la signora De Renal.
Che scrive una lettera dettata dal suo confessore, in cui rivela i maneggi di Julien per conquistare lei e lo status sociale.
Matilde riceve la lettera e richiama Julien a Parigi.
Julien la saluta e parte per Verrieres dove spara a m.me De Renal.
Che non muore.
Julien però pensa di averla uccisa e passa felicissime settimane in carcere attendendo la morte gloriosa.
Poi la sua vittima lo va a trovare e lui si innamora di nuovo, mentre Matilde cerca di corrompere la giuria del processo.
Julien viene definitivamente condannato alla ghigliottina nonostante i bigliettoni profusi da Matilde.
Matilde seppellisce la testa di Julien in una grotta sperduta e la signora De Renal muore un paio di giorni dopo, vai a capire perché.
Fine.


cilidif | 13:45 | commenti
libri, esami, acta scholastica




venerdì, 09 gennaio 2009
Le Rouge et le Noir
Il figlio del falegname -ehm, commerciante di legname- di un paesino -ricca borgata- francese -sì, francese per davvero- decide di scalare la società imparando la Bibbia a memoria.
Lo istruisce un ex chirurgo militare che poi muore dopo aver trasformato il giovane Julien in un database vivente (tu gli citi l'inizio di un versetto e lui ti recita a memoria tutto il Pentateuco/Genesi/Vangelo di Luca...). Il piccolo prodigio è destinato alla toga, ma intanto nutre nel segreto spazio della sua anima l'ammirazione per il grande Generale Bonaparte, un altro che da biddaio còrso era poi diventato imperatore.
Dunque Julien non sa decidersi se si possa diventare più ricchi facendo il prete o il tenente e si chiede per tutto il romanzo quale delle due carriere sia più facile scalare.
Infatti egli divide la sua misera esistenza tra queste due aspirazioni, che lo porteranno come precettore a casa del sindaco di Verrieres. Ora, entriamo nell'ottica dell'istruzione post rivoluzionaria del XIX secolo: Julien entra in casa del sindaco e ammalia i suoi due bambini recitandogli la Bibbia in latino. Dopo questa commovente scenetta, viene assunto e può liberamente turlupinare la madre dei piccoli latinisti, che ha passato l'infanzia e l'adolescenza in convento e ha così potuto ricevere un'educazione assolutamente non gesuitica dal punto di vista morale e assolutamente eclettica dal punto di vista culturale.
Codesta santa donna ha letto così tanti romanzi in vita propria, da non farsi assolutamente un problema, riguardo all'andare in giro per mano col precettore dei suoi figli, né dall'aprirgli la porta ogni santa notte per liberarlo al sorgere del sole. L'anima pia di questa giovane cattolica viene turbata solo dall'insorgere di un temibile morbo nel figlioletto Stanislao Saverio (?): i trentasette punto cinque gradi di febbre che divorano il piccolo la fanno risvegliare dal torpore morale della propria ignoranza amorosa, ed ella si sente l'unica responsabile della malattia del piccolo, mandata da Dio per punirla del contatto tra le proprie nobili mani e quelle dell'intrigante precettore.
Una serie di lettere anonime funesta questo idilliaco quadro, mentre Julien fa la corte a un vescovo in cui vede se stesso in un prossimo, benevolo futuro. Il sindaco di Verrieres fa dell'opinione pubblica un'onta sull'onore della propria famiglia e per evitare qualsiasi contatto, vero o presunto, tra la moglie e l'istruito avanzo di fonderia, manda quest'ultimo, finalmente, in seminario.
To be continued.



cilidif | 16:44 | commenti (3)
libri, esami, acta scholastica




mercoledì, 22 ottobre 2008
Lukacs sul Realismo
Brutalità ammantata di mistica biologica nella rappresentazione dei fatti materiali.


cilidif | 17:01 | commenti (1)
libri, cogito, brevia, acta scholastica




mercoledì, 01 ottobre 2008
In data odierna
Posso finalmente affermare di avere sulla mia scrivania la Grammatica Sanscrita di S. Sani, per mesi oggetto di ammirazione e desiderio, occhieggiante dallo scaffale più alto (un caso?) della CLU.


cilidif | 12:17 | commenti
libri, glottologia e linguistica




domenica, 31 agosto 2008
Ambiguo
"Francisci Petrarce expliciunt soneta de vita Laure sue. Amen et Deo gratias": "Finiscono i sonetti di Francesco Petrarca intorno alla vita della sua Laura. Amen e grazie a Dio".
Rerum Vulgarium Fragmenta, redazione Chigi, ms Chigiano L.V. 176 della Biblioteca apostolica vaticana, autografo di Boccaccio.
La postilla è di mano quattro/cinquecentesca, scritta in calce al sonetto 263.


cilidif | 14:14 | commenti
libri, a sorpresa, brevia, ad ventura, acta scholastica




sabato, 12 luglio 2008
Noche de fuego
Mi ha fatto perdere la cognizione del tempo, lasciando che le ore scorressero su di me senza lasciare la loro traccia di sonno sugli occhi affaticati.
Mi ha presa tra le sue braccia cullandomi al suono delle sue dolci parole che dicono la vita e la morte, l'essere e il divenire di tutti noi, del mondo, dell'anima. Abbiamo giocato a rincorrerci, lui sfuggiva ed io lo inseguivo per carpirlo e farlo finalmente mio, nella brezza fresca che si infiltrava curiosa dalla finestra aperta. Un brivido quando l'ho toccato per la prima volta, colto nell'alone luminoso della lampada. L'ho solleticato con una matita, l'ho accarezzato e infine era mio.
E stamani era ancora lì, sulla mia scrivania.
"Platone", F. Trabattoni, edizioni Carocci.


cilidif | 13:23 | commenti (2)
libri, esami, scoperte, ad ventura




martedì, 20 maggio 2008
Beviamo insieme
Quinta ginnasio, prima lettura di testo d'autore, benché in traduzione. Programma: Simposio di Platone.
Seconda liceo Classico, prima traduzione integrale di un testo. Programma: Simposio di Platone.
Primo anno di Lettere, corso di Estetica. Programma: Simposio di Platone.
Sono indecisa se considerare ciò una fortuna o una presa per il culo.


cilidif | 20:03 | commenti (2)
libri, esami, brevia, acta scholastica




venerdì, 28 marzo 2008
La Città della Gioia
Una storia vera, quella di Anand Nagar, la Città della Gioia di Calcutta, 1972. Una bidonville che ospita, o meglio imprigiona, decine di migliaia di persone inscatolate nelle loro casine di lamiera, di sterco essiccato, di muratura quando si è fortunati. In dieci, in stanze che misurano un metro e mezzo per due, a dormire sotto la veranda perché nelle notti afose e umide lo spazio ridotto diventa una tortura. I topi e gli scarafaggi annidati nel tetto, il monsone devastatore e portatore di vita che invade tutto e picchia sui tetti fino a sfondarli. I choula, fornelletti alimentati a sterco di mucca, che spandono nell'aria una foschia grigia.
Bambini che non hanno mai visto un fiore, un albero, un fazzoletto di prato, un corso d'acqua che non sia il canale di scolo delle latrine condivise con centinaia di persone. Adulti partiti dalle campagne inaridite per la carestia, intrappolati tra le stanghe di un risciò fino a che la tubercolosi non impedisce loro di guadagnare quelle poche rupie per nutrire i figli con almeno un pasto al giorno. Perché qui la gente la misuri sulla macchina che ha, sul valore dell'orologio, del cellulare, ma nella bidonville ciò che ti classifica è quante volte al giorno riesci a mangiare. Una o due?
Su Wikipedia si trova il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione degli "slum", queste baraccopoli immonde che le classi dirigenti lasciano crescere in seno ai grandi agglomerati urbani: solo in Asia, cinquecento milioni di persone vivono in una baraccopoli. Gente che vive con un quarto di dollaro al giorno, a continuo rischio di sfratti perché la baracca ce l'ha in affitto e chiaramente in nero; gente braccata dalle malattie da privazione: colera, febbre tifoidea, tubercolosi. E poi lebbra, vaiolo, denutrizione.
In questi luoghi, la testimonianza di Lapierre, risalente a più di vent'anni fa, ma quantomai attuale, ha documentato una solidarietà e un amore per il prossimo ormai sconosciute alla mentalità comune Occidentale. Una capacità di convivenza interculturale, interreligiosa che ti fa ridere di fronte al sindaco del paesino di provincia che osteggia la riapertura di una moschea.
Risolvere il problema degli slum è un obiettivo decennale, che deve muovere dalla riabilitazione professionale degli abitanti ed edilizia del luogo, perché trasferire tutti i poveri in un altro posto senza dar loro i mezzi per sostentarsi nel futuro, equivale a ritrovare lo slum ricostruito nel giro di pochissimi anni. Riabilitazione significa acqua potabile, energia elettrica e bagni con scarichi fognari funzionanti. Poi scuole professionali e ambulatori medici. Dentro lo slum, non fuori o in un altro luogo. Chi impara un lavoro e guadagna dei soldi, non aspetterà il prossimo monsone per ricostruire in muratura le pareti della propria baracca di lamiere. Chi guadagna, mangia e chi mangia debella in primis la denutrizione, causa originaria di una serie di malattie che da noi sono scomparse da un secolo.
Mai come ora penso che studiare l'Oriente sia un mezzo privilegiato per poter fare qualcosa in un prossimo futuro.


cilidif | 14:22 | commenti (2)
libri, scoperte, hé politèia