Siete arrivati con largo anticipo nella città giusta. Bravi. Ora utilizzate la mezzora che serve ad accompagnare un'amica a prendere un gelato e già che siete a passeggio cercate l'aula per domani. La trovate dopo un paio di giri a vuoto, ora siete felici e potete andare a letto. Andate a letto.
Dormite.
Buongiorno, è mattina e il sole splende su Pisa. Sono anche le 9 e mezza e avete lezione alle 10. Lavatevi, vestitevi, fate colazione e sentitevi idioti, tutto insieme. Correte al luogo precedentemente individuato. Entrate e vi trovate in un dipartimento chiamato "Scienze della terra". Essendo tale nome troppo scientifico per essere corretto, chiedete. Vi mandano in cima all'edificio.
Porticina.
Spingetela e sentitela scricchiolare. Siete nel dipartimento di Archeologia. Tutto intorno a voi è in penombra, il silenzio regna incontrastato e le ossa, le punte di lancia, i pezzi di vaso occhieggiano sospettosi da ogni centimetro quadrato di muro.
Attenzione, questo post sta per trasformarsi in un piccolo racconto dell'orrore: abbiate paura.
Cercate l'aula, ma vi accorgete che il luogo non corrisponde alla descrizione che vi avevano fatto. Prima fate un giro generale, poi cominciate a controllare ogni porta. Un cartello attira la vostra attenzione: "Chi non ha niente da fare è pregato di andarlo a fare da qualche altra parte". Quella porta lì decidete di non aprirla. Continuate a camminare voltandovi a ogni teschio o pezzo di teschio che vedete incorniciato alla parete.
Ogni tanto aprite porte che danno su studi di persone tutti pieni di carte e libri ma senza persone. Percorrete il corridoio diverse volte.
Rendetevi ora conto del fatto che non vi ricordate più da dove siete entrati.
Il nuovo obiettivo è cercare l'uscita.
Subito.
Cominciate a ripassare tutte le porte che trovate. Nessuna dà sulle scale da dove siete entrati.
Fate quattro giri.
L'uscita è sparita.
Pensate al percorso compiuto finora e vi rendete conto che non avete idea di quante svolte e turnicazioni avete fatto, di quante porte avete aperto e chiuso e attraverso quante di esse siete effettivamente passati.
Vedete una signora spuntare da uno studio. Il tempo di decidere di seguirla per chiedere informazioni, e sparisce dietro uno scaffale.
Cominciate a sentirvi inquieti: questo è il momento di pensare a tutti i film e libri che coinvolgono persone intrappolate in posti che sembravano innocui. Sentitevi soffocare e sentitevi in ritardo per una lezione che sempre più chiaramente non può essere qui.
State per gettarvi da una finestra nell'estremo tentativo di fuggire da tutti quei maledetti reperti che prima vi guardavano, ma adesso vi prendono palesemente per il culo. Cercate una finestra e non ne trovate. E' un maledetto corridoio interno.
Ora rendete voi stessi consapevoli che morirete lì.
Non prendetela male, siamo tutti di passaggio.
State per accucciarvi in un angolo con un libro - messo in borsa in caso di prolungata attesa di lezioni: scelta lungimirante -. Mentre cercate il vostro ultimo angolo, guardate in fondo al corridoio per vedere l'ultimo raggio di sole (da una botola sul tetto). Proprio lì in fondo spunta un ragazzo. Correte verso di lui cercando di darvi un contegno.
"Scusa dov'è l'aula grande?" "Esci dal dipartimento, fai venti metri a sinistra, dopo l'arco è la seconda porta".
Grazie, che figata.
State per uscire.
Rammentate di non sapere come farlo.
"Scusa, sai mica come si esce da qui?"
"La porta dopo la fotocopiatrice"
Andate verso la fotocopiatrice: niente.
Lui è sparito.
No, non di nuovo.
Voltatevi e ripassate davanti alla fotocopiatrice.
Eccola.
Camuffata da entrata murata o chiusa o inutilizzata da quando è morto l'ultimo teschio di quelli appesi al muro. Ecco perché scricchiolava.
Uscite e correte verso il sole, che non è mai stato così accecante.
Che non è per guardarsi indietro con il fare amarcord degli anniversari, ma è stato un anno molto ricco e molto bello in cui ho imparato a prendere i treni e ad affrontare i maniaci, ad annaffiare le mie amicizie e a cullare l'amore nel silenzio, a fare le trascrizioni fonetiche, a fare le 2 di notte parlando piano, a coltivare le relazioni importanti per non perdere nessuno lungo la via, a coltivare la mimosa nei bicchierini di carta.
E a dire "Pensavo ne fosse al corrente, comunque Orientalistica è un curriculum di Lettere. Sì, studiamo anche il greco" porgendo il libretto all'ignaro professore di turno.
Coordinatore didattico, in risposta a mia domanda didattica: "Non so risponderle. Chieda in segreteria"
Professore inglese di Inglisc Littratur, in risposta a mia domanda su inizio corso sul Modernismo poetico anglofono: "Le consiglio di scrivermi a quest'altro indirizzo, poiché quello ufficiale dà problemi e causa ritardi. Il corso inizia blablabla con questi orari blablabla. Siccome sto facendo ancora esami cominceremo con una settimana di ritardo, dunque il tal giorno, alla tal ora. Spero di aver chiarito i suoi dubbi, ma non esiti a scrivermi per qualsiasi altra richiesta".
A parte che sono commossa.
A parte che ha risollevato la mia fiducia nell'umanità dei Teachers.
Ma è proprio vero che se uno è inglese, è proprio Inglese.
21 - Tienitelo ed esponiti al pubblico ludibrio
23 - Se sei un Normalista, buttati dalla torre e spera in un 24 alla memoria
24-25-26 - Non ti curar di lor, ma guarda e passa
27 - Sei figo
28 - Dillo a tutti
29 - Vedi alla voce "21"
30 - !
30 e Lode - Zitto e studia per il prossimo 30 e lode.
Insomma.
Studi un mese per l'esame-botta dell'anno, Glottologia. Intanto, dai un assaggio anche alle altre cose che hai più tempo per preparare. Finisci l'ultima pagina dell'ultimo libro quindici giorni prima dell'esame, il che, vafantreno, non è male.
Ti rilassi.
Accendi il computer e controlli la data di inizio delle iscrizioni.
Mannaggia vacca, l'esame è prorogato di due giorni.
Bello! Più tempo per ripassare.
No.
Perché io sono così fortunata, così benvoluta nelle Alte Sfere, che quel giorno ho un altro esame. Che mi prende mattina - orale - e pomeriggio - scritto -.
Alla malora.
In malam crucem.
Erretoo.
Dunque.
DI questi pionieri, alcuni veramente delicati e fini nel loro poetare ancora agli albori, ci sono rimasti praticamente solo frammenti. Un frammento è uno stralcio, quando è buona, o anche solo poche parole, non sempre frasi intere. Di questa gente noi si immagina, si congettura, si tenta di carpire la seppur minima informazione sulla loro vita e opera.
Teognide no. Lui pregava il suo amichetto Cyrno di mettere un sigillo alle sue poesie e chiuderle in un tempio, buttando la chiave. Il primo - davvero - poeta della letteratura greca a preoccuparsi del destino della sua opera. Evidentemente, Cyrno dovette dare ascolto al suo innamorato Teognide, perché a tutt'oggi la sua è l'unica materia poetica di un solo autore giuntaci ordinatamente raccolta in un codice. Tutta insieme.
Inconvenienti: è un'accozzaglia pressoché informe di poesie brevi dai temi disparati e disordinati, a volte all'interno dello stesso componimento.
Altro inconveniente: il materiale è TROPPO. Due volumi, articolatissimi internamente, di stili iper-diversificati.
Conclusione: saranno originali di Teognide un 306 versi circa. Su due volumi.
Dieci pagine di aspettativa, tre righe di delusione.
Inglese, Glottologia, Storia greca, Letteratura greca.
E che non succeda come con Informatica, altrimenti mollo tutto e mi iscrivo a Medicina.
Ho un piano.
Come un lavoro: otto ore, da lunedì a venerdì.
Due ore a corso.
Tutto, un po' per volta.
In totale fanno 160 ore, per quattro esami sono quaranta ore a materia.
Il che vuol dire: datti una mossa, non distrarti, concentrati.
Ho una paura folle.
Ma la paura ha un sapore diverso quando hai un piano d'azione.
Oggi Cilidif ha acquisito i suoi primi 5 Crediti Formativi Universitari, per gli amici Crediti o Cfu. Il laboratorio di Greco è finito, nella malinconia generale, con Socrate che ragiona con Eutifrone riguardo al sacro e non sacro, come da un po' i due fanno; e con il saluto di Teddy, che in queste 50 ore Cilidif ha avuto modo di conoscere e apprezzare come persona e come professore: quando l'ha ricevuta il primo giorno di università, confusissima e un po' sconsolata, chiamando per lei al telefono il Coordinatore didattico, invece di spedirla da lui con due parole sbrigative; quando ha invitato i quaranta compagni e colleghi di Cilidif a studiare in Dipartimento, circondati dai testi che possono prendere dalle mensole affollate e aprire su mondi nascosti, quando ha scherzato sulle presenze - definite in numero di crocette - che hanno permesso di acquisire l'idoneità semplice, quando ha pianificato con i suoi studenti l'esame di settimana prossima, che coronerà, si spera, l'idoneità semplice con un giudizio che rappresenta il lavoro svolto con reciproca serietà e i migloramenti ottenuti.
Teddy ci ha salutati sottolineando il piacere di aver lavorato con noi, ricordandoci che il suo studio è lì e che dentro c'è lui. Di andarci, se abbiamo bisogno. Di fargli sapere come va.
Non era tenuto a farlo. Ma essere dei bravi insegnanti non è solo insegnare bene. Neanche all'Università, dove vai e vieni tra i molti, alunni e professori.
Cilidif è quasi sicura che rivedrà Teddy tra qualche anno, ad Antropologia del mondo antico, certa di trovare la stessa bella persona con cui ha lavorato in questi primi mesi.
Cilidif è il bersaglio di Assistente di Glottologia. Ogni due secondi, viene chiamata in causa:
"Cilidif, ci illumini"
"Cilidif, lo dica lei"
"Cilidif, cos'è questa parola?"
"Prego, Cilidif, lei cosa ne pensa?"
Oggi Cilidif ha dovuto leggere in esametri che avrebbe voluto perfetti, tradurre in parole che avrebbe voluto calzanti e dare informazioni linguistiche che ha tentato di fornire correttamente, riguardo a un passo di Iliade, Z, preso a caso, del cui contesto conosceva veramente pochino. Non è andata male.
Ma diamine. Sudava. Pensava tremila volte prima di parlare. Tentava di nascondersi dietro la marmorea colonna pseudo - neoclassica. Eppure, inevitabile, la chiamata è arrivata.
E dopo, tutti a prenderla bonariamente per i fondelli riguardo alla preferenza - che Cilidif fatica a dfinire benevola - accordatale dalla spumeggiante psicoterrorista in cattedra.
Nuova grafica, sostitutiva dell'affascinante ma poco pratico template barocco. Mi scuso con tutti coloro a cui i repentini cambi hanno creato scompensi di qualsiasi genere, ma il template è una cosa importante per un blog: la prima volta che lo si cambia, è possibile incorrere in qualche errore.
Grazie Chicco e grazie Francy per la spintarella oltre la staccionata: tendo ad essere indecisa, perché cerco la Bellezza. Ho fatto bene a chiedervi consiglio.
E dite che questo non è bello...
