Studio di Storiaedepigrafiagreca, studio di Glottologia.
Partenza per Pisa su treno regionale senza aria condizionata, alla mirabolante temperatura di 65 gradi celsius.
Arrivo a Pisa dove la temperatura raggiunge un livello non descrivibile e l'umidità lo supera.
Partita POPOPO-Spagna.
Depressione sportiva.
Ripasso notturno.
Esame. Trenta.
Riposo in stanza con persiane e vetri chiusi per non far entrare il caldo.
Caldo comunque.
Morte cerebrale.
Correggo: emicrania.
Finto ripasso di Glottologia.
Notte.
Ubriaco che canta dalle 3.30 alle 5 sotto la mia finestra.
Veglia per l'ubriaco.
E fu sera e fu mattina.
Esame: avventurosamente conquistato un eccellente 28. Psycho amichevole. In fondo mi sta simpatica.
Casa.
valigia.
Treno intersitiplùs con aria condizionata.
Temperatura -37 gradi celsius.
Stazione Centrale di Milano. Metropolitana di Milano: fuse insieme per il troppo calore.
Treno regionale senza posto a sedere. Gradini del treno. Signora di molto sovrappeso che mi pesta tre volte il piede sinistro calzato in leggero sandaletto. Io perdono settantavoltetanto.
Arrivo a casa.
Cena.
Cazzeggio.
Fine.
A casa: un treno talmente in ritardo che sono scesa con la parte dietro della testa praticamente cotonata. Gli strabilianti poteri del poggiatesta ferroviario. Viaggio molto allegro e piacevole finché c'è stata Bio sul sedile accanto: la prima volta che faccio il viaggio con qualcuno e già comincio a pensare che non potrò più farne a meno. Poi la solitudine e la noia, nonché la focaccia al formaggio transgenico mangiata alle 2 di pomeriggio che vagabonda su e giù per l'apparato digerente. In borsa i Persiani di Eschilo da tradurre e un libro di Pennac che mi fa pensare che al momento non potrei avere nessun altro desiderio se non quello di diventare un'insegnante. Sul braccio destro i segni di una tremenda ferita procuratami studiando e sulla faccia cinque simpatici ponfi in manifestazione anche loro per la Liberazione - dalla crema/maschera di cemento. A Pisa a quest'ora c'è la Notte Bianca delle Resistenze, mentre quassù io faccio progetti per la manifestazione di domani e non spreco parole che per la stanchezza non mi vengono né belle né originali, per ricordare che giorno è oggi.
Buonanotte ai miei 25 lettori e, ancora una volta, viva l'italia, l'Italia Liberata, l'Italia che Resiste.
E c'è chi suona con la chitarra e canta a gola spiegata "It's the animal, it's the animal, it's the animal instinct in me...IT'S THE ANIMAAAAL, IT'S THE ANIMAAAAL...".
Io non suono la chitarra.
Però.
Non è che adesso che si dedica allo studio buona parte della giornata, Cilidif debba leggere tutta la notte e andare a letto alle 5. Queste maratone somigliano all'ultima notte di un condannato, che deve assolutamente vedere come va a finire l'anno di Severgnini in America o il romanzo storico sul Nazismo o l'avventura marittima del capitano.
Cilidif crede comunque che questa cosa della lettura protratta e coatta a cui il suo cervello la costringe non si fermerà tanto presto.
Un libro per notte.
Ore 23.30: Cilidif si torce e suda dai dolori lancinanti al basso ventre. Essere donna è difficile. E Cilidif "in quei giorni" non pretende di fare paracadutismo, ma almeno di dormire. Si alza, gira con le sue ultime forze il chiavistello e va alla tualètt. come si suol dire.
Cilidif, provatissima, si trascina di nuovo in camera ed è nel letto alle ore 12.00. Grazie a una qualche divinità del pantheon greco, che a quanto pare questa sera le è più benevola del suo usuale ricettore di preghiere, si addormenta.
Ore 5.00: suona la sveglia. Cilidif si mette seduta, spegne il malefico oggetto e accende la luce. Nel momento precedente la presa di coscienza di sé e del mondo che accompagna il risveglio, Cilidif prende coscienza di un fatto molto più importante del sentire se stessa viva: non ha avvisato le Suore di aprirle il portone.Il treno è alle 6.08, le Suore aprono il portone e concedono la libera uscita alle prigioniere dalle 6 in poi. Bisogna avvisare prima, se si vuole uscire nel bel mezzo della notte.
Tutti dormono.
Cilidif non può credere che stia succedendo veramente e le viene un tremendo senso di claustrofobia. Pianta lì tutto e, vestitasi in due secondi netti, corre giù al piano terra, percorrendo i tetri corridoi, le porte cigolanti e i fruscii lontani. Un sasso le cade virtualmente in testa: il portone è inevitabilmente chiuso. Ermetico. Anti scasso, anti tutto.
Cilidif disperata corre alla porta numero 13: "Cris, Cris, sono l'Ale! n che stanza sta Suor Rosemary? Mi serve SUBITO!"
La povera Cris, dolce e gentile più di una principessa delle favole, si alza e, indossato il poncho di pile anti gelo, aiuta Cilidif a girare per i corridoi bui alla ricerca della stanza di Rosemary, la Custode delle Chiavi.
La trovano al terzo piano. Cilidif, che vede il tempo quasi personificato correre davanti a lei più veloce di un olimpionico afroamericano, bussa più forte che può alla porta della malcapitata.
Rose si sveglia, apre la porta.
"Mi deve aprire, per favoreeee, sto per perdere il trenoooo"
"Eh?"
"Il treno, la porta, le chiavi, le sei e zerootto, il taxi, per favoreeeeee"
"Ma non puoi prendere un altro treno?"
Cazzo, no.
Stavolta tocca all'usuale ricettore di preghiere favorire Cilidif, per rifarsi dalla sera prima. Cilidif lo immagina intimare alla sua diletta velata di scendere e lasciar uscire la povera fanciulla dal convento ermetico.
Alle 6.08 Cilidif è sul treno.
E ha dimenticato di ritirare il latte dal davanzale della finestra.
Lunedì: non si ricorda perché, ma non è andata a latino e greco, iniziando così la mattinata scolastica alla fantastica alba delle 10;
Martedì: aveva fatto tardi lunedì sera, chiacchierando con Bio fino alle 2. Indi, salta Latino e Greco e va direttamente a Glottologia, ore 10;
Mercoledì: deve fare la valigia, deve riprendersi dalla serata cineforum di martedì, deve studiare un po' di Iliade; non va né a Latino, né a Greco, né a Glottologia.
Qui ci vuole un giro di vite.
Senza contare che a Storia Greca (lunedì, martedì e mercoledì, dalle 12 alle 13) non ha nemmeno provato ad andarci, perché a mensa dopo l'una c'è casino.
Senso di colpa,
profondo
incolmabile.
E poi Cilidif si annoia un pochinino, se deve dire la verità. A lei piace tanto il laboratorio di Greco del pomeriggio, dove si spettegola - praticamente i frequentanti sono diventati un gruppo classe - sugli amori dei Normalisti belli (due) e di Marghe da Vinci con Alessio da Calci (tutta una supposizione della delle Due Liguri che hanno convinto tutti); dove si tace tutti, spaventatissimi, ad un cenno della Elo, condannata a diventare una Profe, che basta sentire un suo -schhhh- e cade il silenzio tombale nella stanza; dove Teddy ci racconta le sue avventure in terra straniera da giovane dottorando, quando vedeva due film con un biglietto solo e comprava i libri nelle stalle riadattate a librerie dell'usato; dove oggi c'era aria di vacanza, perché alcuni sono venuti già con le valigie.
Insomma, non si può fare sempre Laboratorio.
Qui bisogna darsi una regolata.
Non ce l'ho fatta. La notte era lunga ed abbiamo parlato per ore, di dialetti, cibo tipico delle nostre terre natali, terremoti, alluvioni e pigiami fashion. Io, Bene e Bio, sedute in camera mia e di Bene.
Non ce l'ho fatta a svegliarmi in tempo.
Mi sono persa il laboratorio di Greco.
Mai tornare a casa per pranzo e dormire invece di pranzare.
