Cilidif e Bio arrivano con treno in ritardo di 55 minuti, alle ore 22.30 di ieri. Ambientazione: Pisa, stazione centrale. Cilidif e Bio attendono il taxi. Taxi driver: - buonasera, datemi pure i bagagli. - Apre il baule. Cilidif gli porge un contenitore grosso e pesante, di forma rettangolare. Taxi driver: - E questo cos'è? Cilidif: - Una tastiera. Taxi driver: - Allora si può suonare! -
A casa: un treno talmente in ritardo che sono scesa con la parte dietro della testa praticamente cotonata. Gli strabilianti poteri del poggiatesta ferroviario. Viaggio molto allegro e piacevole finché c'è stata Bio sul sedile accanto: la prima volta che faccio il viaggio con qualcuno e già comincio a pensare che non potrò più farne a meno. Poi la solitudine e la noia, nonché la focaccia al formaggio transgenico mangiata alle 2 di pomeriggio che vagabonda su e giù per l'apparato digerente. In borsa i Persiani di Eschilo da tradurre e un libro di Pennac che mi fa pensare che al momento non potrei avere nessun altro desiderio se non quello di diventare un'insegnante. Sul braccio destro i segni di una tremenda ferita procuratami studiando e sulla faccia cinque simpatici ponfi in manifestazione anche loro per la Liberazione - dalla crema/maschera di cemento. A Pisa a quest'ora c'è la Notte Bianca delle Resistenze, mentre quassù io faccio progetti per la manifestazione di domani e non spreco parole che per la stanchezza non mi vengono né belle né originali, per ricordare che giorno è oggi.
Buonanotte ai miei 25 lettori e, ancora una volta, viva l'italia, l'Italia Liberata, l'Italia che Resiste.
Sono sul Regionale delle 19.09, treno notoriamente riservato a studenti poveri, immigrati, anziani, donne di dubbia morale, operai. Conversazioni telefoniche in lingue di cui presto si perderà la memoria, quel tocco che non si può definire sporco, ma non è pulito; un'anziana signora che sembra un uomo, spenta una sigaretta lunghissima, parla al cellulare...
Al rompimarroni incontrato qualche treno fa, che ha stressato Cilidif per quattro ore e tre quarti su ogni argomento possibile, Cilidif si chiede se non sia possibile salire in treno con un cartello "LASCIATEMI IN PACE O SPARO" scritto a lettere cubitali.
A volte uno guarda da un vetro e vede i tetti. Altre, guarda dallo stesso vetro e vede solo cielo, magari perché l'angolazione è diversa.
Io preferisco il cielo.
A volte, chiudo i libri per guardare il mare inondato di sole e pensare.
E piango perché una volta, ascoltando una canzone alla radio, mi hanno detto che il sole di maggio io ce l'ho dentro il cuore. E chi me l'ha detto adesso non può dirmelo più.
Ma quando ritorno dal viaggio, c'è il vetro e c'è il cielo e c'è il mare; e un ritmo lento scandisce i giri delle ruote. Sto tornando a casa.
A casa c'è chi capisce quando dico la confusione e la bellezza.
E ci si ritrova.